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DEA MATER

Guida all’opera.

 

Visione personale e mistica di essere supremo

Dio/dea…grande madre.

 

La figura centrale rappresenta l’entità suprema

Donna intesa come madre di tutto

Aquila intesa come regina assoluta

Il soggetto principale si staglia tra tre differenti colorazioni

Parte sinistra, colori tetri…rappresentazione del dolore che sa dare

Parte destra colori delicati…rappresentazione della pace che sa infondere

Parte centrale, bagliore rosso…la passione che sa scatenare

 

 

Le braccia spalancate a simboleggiare il volo,

inarrestabile e irraggiungibile verso le cime più alte

 e ancora oltre,

oltre ogni umano limite.

 

Kurtz 08

- commenti (100)

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Crediti

Layout e& Grafica
By

Kurtz

 

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venerdì, novembre 06, 2009


voce alla immagine

e rimani sola
 

È una storia come tante

ma voglio esser io la voce narrante

son  Lucia… bambina di nove lune

papà lavora fra la nebbia

e cuce gli strappi delle strade

mamma ricopre le buche dei vestiti

 

il nonno si prende cura di me

ogni giorno nudi a letto

sono un’utile coperta

a scaldare le sue vecchie ossa

 

fra le lenzuola scappa una lacrima

come nelle ore di scuola

quando i compagni parlano

di giochi, di bambole e di fate.

 

Il silenzio è una somma di paura

non caramelle o balocchi

così vivon umidi gli occhi

quando la tortura si chiama gioco

 

mamma è stanca e ringrazia

anche oggi non son rimasta sola

i muri bianchi sono sporchi

dalla mia carne vengo digrumata

 

l’asfalto si è vestito di speranza

e il paradiso ha cambiato rotta

ogni giorno perdo un pezzo di vita

sono frutto acerbo a saziare

 

fame infame, appetiti animali

sale marmorizza l’anima ferita

oggi il sole copre il tempo

il freddo percuote i rami del passato

danza per me


le radici  carteggiano la falsa morale

brucio la fertilità vestendola di aridità

figlio perdonami ma  sterile fu l’infanzia

paura mi invade nel sentire tuo respiro

 

 






rinuncio a tale gioia, figlia del male

donna fuori stagione son divenuta

ventre mai feconderà sguardo di madre.


Postato da rocrisa
alle ore 18:36
commenti (1) da fare?

domenica, novembre 01, 2009


dedica, voce alla immagine

croce 

Tace il silenzio

oltre il cancello di Dio

 

nella notte eterna

angeli e demoni

danzano senza veli

 

sgranato il respiro

si frantuma silente

ove giace riposo

 

 si leva fertile prece

nella culla di terra

ove dorme anima pia

 

s’increspa un mormorio

umida veste la memoria

leva un Padre nostro

 

in ricordo


Postato da rocrisa
alle ore 16:51
commenti (1) da fare?

martedì, ottobre 27, 2009


dedica

BUON  COMPLEANNO

auguri EEE

buon compleanno a te...

buon compleanno a voi...


Postato da kurtz58
alle ore 00:33
commenti da fare?

domenica, ottobre 25, 2009


voce alla immagine

libertà




















Cade pioggia arida

su questa terra

di sole arsa

leva polvere

i

b

e

r

apre sentieri

affonda l’ieri

Sentinelle severe

su strade selvagge

scoprono saggezza

v

e

l

a

n

ossute verità.

D’alba il giorno nasce

Muore di tramonto

e

n

t

r

esuli pensieri volano

parole vibrano lentamente

Sommo  le sconfitte e le vittorie

Divido il tempo fra bene e male

ora archivio il passato

e strofino il respiro

fra gli atomi d’aria

r

asole di cielo

l’aurora m’involge ancora.


Postato da rocrisa
alle ore 21:34
commenti (1) da fare?

sabato, ottobre 24, 2009


io l

                                                                             RETROSCENA

-

Elevarmi come piuma

sottoposto al vespertino

divagando...

m'accerto d'esser vano

spinto a tagliar

quel fil di lana scura

un colpo di reni ancora

e s'apre

quel mio desìo...

anno zero

farsi avanti

riemerge del fu tempo

io

costruttor di vele bianche

ho navigato senza deriva

nel mare della vita

segmento che or si spezza

sorregge un nodo

sciolto sul finire|

 


Postato da ALFREDO1944
alle ore 10:58
commenti (1) da fare?

venerdì, ottobre 23, 2009


tautogramma, voce alla immagine

angelo perso
Masnada medita
morso mortale

marmorea memoria mura
misero minuto

mente malvagia mareggia
macula malerba

mentre monodia mormora
mea culpa matura

muta mestizia

Madre misericordiosa
mistico mistero modella

mitigo metro.


Postato da rocrisa
alle ore 19:58
commenti (1) da fare?

martedì, ottobre 20, 2009


voce alla immagine

_lilith

Il tuo bianco mi invita a macchiare questa prateria nivea con il mio dolore, o solo con un ricordo, o una testimonianza, giudica tu che hai ancora la verginità per farlo e il potere di rimanere impassibile, si tu foglio che con il tuo candore inviti a sfogare su di te ogni piccola gemma di dolore senza mai versare una lacrima per non far morire l’emozione.

 

Oggi voglio affidarti un sogno, o meglio un incubo che mi perseguita… non aver paura e raccogli ogni mia goccia di parola come una liberazione… come una voglia di rinascere da me stessa…

 

Un tempo fu notte, e in quella notte di fine estate così bella e fresca, il cielo sembrava dipinto da un pittore, era coperto di stelle, emanava una luce aggraziata, quando all’improvviso sentii il fiato di un lupo sul collo e stringere con forza la nuca, pigiai sui freni ma non smise, nella reazione persi il respiro con un colpo duro alla sua sorgente… sentii il viso strusciare sull’erba umida… forse era pianto o forse solo la rugiada della notte, presto divenne il mio giaciglio e il fiato di quel lupo coprii il mio con sadico sorriso, affamato di carne prese la mia  e consumò il suo pasto indegno. Alzai gli occhi al cielo e nel mio muto silenzio mi chiesi dove era Dio, che fine aveva fatto… forse accecato dalle sue stelle non aveva visto… forse… solo tanti forse che non asciugarono le lacrime… l’odore di tabacco violentò l’aria e il mio respirare… il fumo leggiadro volava in alto, mentre la mia dignità scendeva a patti con il diavolo… ormai con un vile baratto lasciai che Belzebù mi diventasse padre, scesi negli inferi e raccolsi la cattiveria iniettandomela nelle vene… la notte andava sbiancandosi, presi il mio passo stanco e lo gettai per fare ritorno nel punto morto della vita…

Fu una notte lunga ed amara, non c’era via di fuga, il lupo adesso che aveva cibato la sua fame appariva come un agnellino, strappai fiori di carta e li gettai addosso alla sua pelle, qualche goccia di benzina e una fiammella esplose fino a ridurlo cenere… l’atto di trasformazione si era compiuto… non più mortale… non più donna… ma demone…

L’uomo ha una forza disumana è capace di trasformare con le sue azioni il più angelico angelo in un vendicativo demone, raccolgo la carne strappata e lacera, con ira do i primi punti di sutura così che le cicatrici si vedano ad occhio nudo… l’anima colma di fori perde la sua consueta bontà… e getto fra le fiamme le ali ormai incapace di volare… il mio posto ora dentro il cono di terra, lo stesso che Dante disegnò di parole nella sua commedia divina… e in quella notte sacrificale promisi a me stessa che mai sarei scesa all’inferno per dimorare con gli ignavi, sarebbe stata un’altra umiliazione, l’ego non sarebbe stato capace di sopportarne ancora, adesso senza dignità, nudo e dolorante andava in cerca di riprendere ciò che la vita nelle vesti d’uomo gli aveva tolto.

 

Con pazienza modello questa maschera di acqua e terra, annullo le rughe di paura, asciugo le lacrime a morsi, nasce un sorriso falso, quello che la gente adora vedere, ciò che vi è nascosto oltre poco importa, mentre mi divincolo fra i rami della procella del mio cammino, lascio che le ragnatele involgono ogni cosa, tutto deve essere coperto per bene, entriamo nel mondo dell’apparenza, dove ciò che importa è il primo piano, poi se sullo sfondo una spada ti sta incidendo la schiena e un pugnale ti trafigge il cuore poco importa, ormai la cronaca non è più storia dei nostri giorni, non è più materia di indignazione, ma nei salotti della gente per bene si ama parlare dei vizi, veri o presunti, ciò che rende giustizia è la voglia di fantasia che ricamano, quella fantasia che la realtà seppellisce che la bugia immola sul trono della falsità…

 

Venite gente, venite nella pubblica agorà… oggi lo spettacolo è per voi… denudata di ogni veste umana indosso la pelle del camaleonte cosicché ogni mio gesto diventi il vostro, cosicché l’amaro vostro destino emerga dalla vostra memoria… ohhhhhhhhhhhhhh quanti scheletri gente!!!!!!!!!

La piazza gremita rimane senza parole… il mio scheletro me lo porto dietro, ormai è di pubblico dominio… il vostro ben sopito emerge di prepotenza… ohhhhhhh è scomparsa l’apparenza adesso… come siamo uguali senza maschera, un pugno di peccatori… ma io sono figlia del diavolo, ormai non mi fa più paura il peccato… ma guardatevi come tremate… fate ridere… si fate proprio ridere… come è bello sciorinare fiato sulla carne di un altro… divertente quasi vero???

Poco diverte se si diventa protagonisti di questo gioco subdolo…

Perché indietreggiate?? Avete paura del buio?? Poveri cuccioli sarà un onore e un piacere digrumare le vostre anime, le stesse che hanno calpestato la mia e venduta per trenta danari al mercato della menzogna…

 

Che notte!!! Lo sguardo fiero e feroce si leva alto… il cielo è la vostra salvezza mentre stringo fra le mani la mia… un intreccio di canapa di fine lavorazione… adesso cerco una trave, una trave che sostenga la morte, una trave che si conficchi nei vostri occhi come Nessuno fece con Poliremo, il rimorso mangerà le vostre viscere, il dolore si propagherà nelle valli della vostra memoria fino ad uccidere il vostro respiro… l’ultima alba sarà il giorno di rinascita per l’anima che oggi consegno al diavolo… guardate la fine dondolare come un trapezista che sfida la morte… quanto silenzio ad di là del cancello dove dimorerà solo la carne mentre la mia anima rimarrà in eterno fra le pareti dei vostri pensieri a strisciare come vermi nella vostra coscienza…

 

Dove andate??? Inutile ogni via di fuga, ormai le vostre impronte sono incise sul mio corpo, il vostro calco lo avete dato, andate pure, nessuno sfugge alla figlia del diavolo… sarete stritolati come Poliremo fece con le pecore cercando Nessuno…

Ma io non sono Nessuno… chiamatemi e verrò da voi… abbiate il coraggio di dire il mio nome…

Sorella Morte è il mio nome e il mio cognome ed in calce lo firmo sulle vostre braccia come tatuaggio di scelta, prede perfette voi peccatori, voi che avete sollevato polvere ed umiliato il mio cammino, quanti pecoroni ha il peccato!!!…

 

 

Colano fiumi di sangue, coagula fra la bocca e la speranza,  cinque dita intingo nell’inchiostro d’anima, cinque dita a tracciare vie diverse, un’unica direzione l’inferno… tanti lo dipinsero, tanti lo cantarono ma viverlo è un’altra cosa, l’asfalto si frantuma sotto il peso dell’incongruenza, solitaria la parola naviga nell’acheronte… fiume dei dannati, sorgente di vita per chi subisce i morsi del male… e un sorriso spettinato s’apre sul viso intagliato da profonde ferite… non ci saranno salite ma solo discese per chi si è innalzato sul mondo del giudizio credendo di poter giudicare e scoprendo adesso le piaghe del peccato…


Postato da rocrisa
alle ore 12:20
commenti (1) da fare?

domenica, ottobre 18, 2009


voce alla immagine

psicoviaggio

Guido contromano fra i pensieri

e muore lento il giorno di ieri

con cura piego le stanche ore

e mi scopro vergine al dolore

d’elemosina cadono lacrime

sul viso senza verdi rime

il silenzio imbavaglia le lunghe giornate

e sorride freddo alle emozioni mai nate

danza l’anima in amara solitudine

dentro un bicchiere di inquietudine

mentre si perde nel fumo di una sigaretta

l’ansimare diabolico che nella  vuota fretta

strappa e cuce l’orlo lacero della vita

e ridisegna il cammino in aspra salita

miro l’orizzonte  lontano traguardo

ad aspergere di forza questo sguardo

la pazienza frantumerà questa gabbia

sarà come bandiera un urlo di rabbia

libero volerà alto nel cielo il respiro

aperte le ali sempre più in alto  viro

vaghezza e passione le armi fedeli

a ricamare un domani senza veli

il rumore di ogni densa poesia

sarà battito del cuore e così sia.


Postato da rocrisa
alle ore 18:46
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sabato, ottobre 17, 2009


poesie, voce alla immagine

caltha palustris
Un vento gelido
 mi penetra le ossa
come fosse soffio
scheggiato d'ombre e fumo
a muoversi silente
in soffuse intermittenze
li dove l'anima
s'allaccia solo al vuoto

 Breve è
quell'anomalia,profusa:
-di brivido fugace-
che s'innalza dal cangiante brusio
nel buio profondo

[Quasi tono dissonante]
a svoparare nel cimitero
dei sogni perduti
per far festa a fotogrammi
sbiaditi di ricordi

Cosi osservo stupita
il lume della luna
sgranare in estroflesse proiezioni
-un filo d'estasi-
allo zenith  del cielo notturno

[sequenze d'ore inutili]

distese  tra nuvole in fiore
a fermentare
-multiple astenie-
di lacrime cadenti

E' già  passato tanto tempo
eppure lo stanco mio spirito
ancor  canta al ritmo straziato
di cenere aspersa
su una quiete precaria

[l'attonito mio sgomento]

Li dove il nero incurva
- informe:
 l'alfa e l'omega
 dell'immensità

 Adesso,carezza di neve
non sfiatarmi sul viso
il tuo lezzo di tomba
ma vai via di qua
col tuo mesto sentore
 screziato di sangue e sudore

Perchè tu niente più sai dell'amore
perchè tu niente più sai del dolore
nè in quale tempo mi vissero
durante l'intera stagione
  della mia vita

Cosi non ci sono
abbastanza stelle
stanotte per vestire 
questo spazio
di seta e di morte

Soltanto tu a vibrare
come stonato violino
per sottrarmi la pace
dal cuore

 Ti maledico
spinosa rosa del tormento
tu sei la delirante paura
in cui avvolgermi

prima che l'ultimo
raggio di luce
si spenga in mezzo
 a un murmure di cupi colori

-La solitudine-
 che il destino mi ha serbato
in dono e che mi porta a cercare
sulle rive del nulla
la vera essenza di me stessa

peregrina e penitente
- figlia dell'inferno-
costretta a vagare indomita
per valli desolate

Ora e per sempre
senza storia ... senza nome

Carolina Parrilla

ispirazione da un'immagine di Guido Zuffetti



 


Postato da sognodiluce
alle ore 15:21
commenti (1) da fare?

venerdì, ottobre 16, 2009


voce alla immagine

ombra di male
 

Come spaventapasseri i pensieri

tracciano confini per avvoltoi

di lacrime i semi di speranza

irrorano solchi fertile di terra,

polvere i ricordi volano

come rondini in Autunno

senza meta viaggiano

nella tela azzurra di Dio

rincorrono face divina

mentre il respiro in giogo

rimane negli astrusi sentieri

d’uomo ove giace il presente.

Parole in fila indiana

son sedute su panchina di ruggine

ogni sguardo è una freccia

di veleno a colpire l’anima,

errante la pace vola in cerchio.

Il domani è una nuvola in tempesta

a liquefare il cammino stanco

cerco riposo nel tronco di un faggio

in un campo seminato di girasoli,

gelida soffia aria di fine

a frantumare fragili cristalli

ove il futuro sarà pallida illusione

scomposta da pioggia acida,

lapide solo bandiera nivea di resa

rose profumate di vita a ricordo

s’adagiano come false bugie

danzano su versi ipocriti

a sfoderare metrica d’esistere

nel sol tempo di una poesia


Postato da rocrisa
alle ore 12:43
commenti (1) da fare?