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Nome: Kurtz
CHIAMAMI PURE COME VUOI-IO SONO CHI DEBBO ESSERE
Qui cosa ami
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62 del 7.03.2001
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DEA MATER

Guida all’opera.
Visione personale e mistica di essere supremo
Dio/dea…grande madre.
La figura centrale rappresenta l’entità suprema
Donna intesa come madre di tutto
Aquila intesa come regina assoluta
Il soggetto principale si staglia tra tre differenti colorazioni
Parte sinistra, colori tetri…rappresentazione del dolore che sa dare
Parte destra colori delicati…rappresentazione della pace che sa infondere
Parte centrale, bagliore rosso…la passione che sa scatenare
Le braccia spalancate a simboleggiare il volo,
inarrestabile e irraggiungibile verso le cime più alte
e ancora oltre,
oltre ogni umano limite.
Kurtz 08
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Kurtz
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venerdì, novembre 06, 2009
È una storia come tante ma voglio esser io la voce narrante son Lucia… bambina di nove lune papà lavora fra la nebbia e cuce gli strappi delle strade mamma ricopre le buche dei vestiti il nonno si prende cura di me ogni giorno nudi a letto sono un’utile coperta a scaldare le sue vecchie ossa fra le lenzuola scappa una lacrima come nelle ore di scuola quando i compagni parlano di giochi, di bambole e di fate. Il silenzio è una somma di paura non caramelle o balocchi così vivon umidi gli occhi quando la tortura si chiama gioco mamma è stanca e ringrazia anche oggi non son rimasta sola i muri bianchi sono sporchi dalla mia carne vengo digrumata l’asfalto si è vestito di speranza e il paradiso ha cambiato rotta ogni giorno perdo un pezzo di vita sono frutto acerbo a saziare fame infame, appetiti animali sale marmorizza l’anima ferita oggi il sole copre il tempo il freddo percuote i rami del passato le radici carteggiano la falsa morale brucio la fertilità vestendola di aridità figlio perdonami ma sterile fu l’infanzia paura mi invade nel sentire tuo respiro rinuncio a tale gioia, figlia del male donna fuori stagione son divenuta ventre mai feconderà sguardo di madre.
Postato da rocrisa
alle ore
18:36
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domenica, novembre 01, 2009
Tace il silenzio oltre il cancello di Dio nella notte eterna angeli e demoni danzano senza veli sgranato il respiro si frantuma silente ove giace riposo si leva fertile prece nella culla di terra ove dorme anima pia s’increspa un mormorio umida veste la memoria leva un Padre nostro
Postato da rocrisa
alle ore
16:51
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martedì, ottobre 27, 2009
BUON COMPLEANNO buon compleanno a te... buon compleanno a voi...
Postato da kurtz58
alle ore
00:33
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domenica, ottobre 25, 2009
su questa terra di sole arsa leva polvere i b e r apre sentieri affonda l’ieri Sentinelle severe su strade selvagge scoprono saggezza v e l a n ossute verità. D’alba il giorno nasce Muore di tramonto e n t r esuli pensieri volano parole vibrano lentamente Sommo le sconfitte e le vittorie Divido il tempo fra bene e male ora archivio il passato e strofino il respiro fra gli atomi d’aria r asole di cielo l’aurora m’involge ancora.
Cade pioggia arida
Postato da rocrisa
alle ore
21:34
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sabato, ottobre 24, 2009
RETROSCENA
Elevarmi come piuma sottoposto al vespertino divagando... m'accerto d'esser vano spinto a tagliar quel fil di lana scura un colpo di reni ancora e s'apre quel mio desìo... anno zero farsi avanti riemerge del fu tempo io costruttor di vele bianche ho navigato senza deriva nel mare della vita segmento che or si spezza sorregge un nodo sciolto sul finire| 
-
Postato da ALFREDO1944
alle ore
10:58
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venerdì, ottobre 23, 2009
tautogramma, voce alla immagine

Masnada medita
morso mortale
marmorea memoria mura
misero minuto
mente malvagia mareggia
macula malerba
mentre monodia mormora
mea culpa matura
muta mestizia
Madre misericordiosa
mistico mistero modella
mitigo metro.
Postato da rocrisa
alle ore
19:58
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martedì, ottobre 20, 2009
Il tuo bianco mi invita a macchiare questa prateria nivea con il mio dolore, o solo con un ricordo, o una testimonianza, giudica tu che hai ancora la verginità per farlo e il potere di rimanere impassibile, si tu foglio che con il tuo candore inviti a sfogare su di te ogni piccola gemma di dolore senza mai versare una lacrima per non far morire l’emozione. Oggi voglio affidarti un sogno, o meglio un incubo che mi perseguita… non aver paura e raccogli ogni mia goccia di parola come una liberazione… come una voglia di rinascere da me stessa… Un tempo fu notte, e in quella notte di fine estate così bella e fresca, il cielo sembrava dipinto da un pittore, era coperto di stelle, emanava una luce aggraziata, quando all’improvviso sentii il fiato di un lupo sul collo e stringere con forza la nuca, pigiai sui freni ma non smise, nella reazione persi il respiro con un colpo duro alla sua sorgente… sentii il viso strusciare sull’erba umida… forse era pianto o forse solo la rugiada della notte, presto divenne il mio giaciglio e il fiato di quel lupo coprii il mio con sadico sorriso, affamato di carne prese la mia e consumò il suo pasto indegno. Alzai gli occhi al cielo e nel mio muto silenzio mi chiesi dove era Dio, che fine aveva fatto… forse accecato dalle sue stelle non aveva visto… forse… solo tanti forse che non asciugarono le lacrime… l’odore di tabacco violentò l’aria e il mio respirare… il fumo leggiadro volava in alto, mentre la mia dignità scendeva a patti con il diavolo… ormai con un vile baratto lasciai che Belzebù mi diventasse padre, scesi negli inferi e raccolsi la cattiveria iniettandomela nelle vene… la notte andava sbiancandosi, presi il mio passo stanco e lo gettai per fare ritorno nel punto morto della vita… Fu una notte lunga ed amara, non c’era via di fuga, il lupo adesso che aveva cibato la sua fame appariva come un agnellino, strappai fiori di carta e li gettai addosso alla sua pelle, qualche goccia di benzina e una fiammella esplose fino a ridurlo cenere… l’atto di trasformazione si era compiuto… non più mortale… non più donna… ma demone… L’uomo ha una forza disumana è capace di trasformare con le sue azioni il più angelico angelo in un vendicativo demone, raccolgo la carne strappata e lacera, con ira do i primi punti di sutura così che le cicatrici si vedano ad occhio nudo… l’anima colma di fori perde la sua consueta bontà… e getto fra le fiamme le ali ormai incapace di volare… il mio posto ora dentro il cono di terra, lo stesso che Dante disegnò di parole nella sua commedia divina… e in quella notte sacrificale promisi a me stessa che mai sarei scesa all’inferno per dimorare con gli ignavi, sarebbe stata un’altra umiliazione, l’ego non sarebbe stato capace di sopportarne ancora, adesso senza dignità, nudo e dolorante andava in cerca di riprendere ciò che la vita nelle vesti d’uomo gli aveva tolto. Con pazienza modello questa maschera di acqua e terra, annullo le rughe di paura, asciugo le lacrime a morsi, nasce un sorriso falso, quello che la gente adora vedere, ciò che vi è nascosto oltre poco importa, mentre mi divincolo fra i rami della procella del mio cammino, lascio che le ragnatele involgono ogni cosa, tutto deve essere coperto per bene, entriamo nel mondo dell’apparenza, dove ciò che importa è il primo piano, poi se sullo sfondo una spada ti sta incidendo la schiena e un pugnale ti trafigge il cuore poco importa, ormai la cronaca non è più storia dei nostri giorni, non è più materia di indignazione, ma nei salotti della gente per bene si ama parlare dei vizi, veri o presunti, ciò che rende giustizia è la voglia di fantasia che ricamano, quella fantasia che la realtà seppellisce che la bugia immola sul trono della falsità… Venite gente, venite nella pubblica agorà… oggi lo spettacolo è per voi… denudata di ogni veste umana indosso la pelle del camaleonte cosicché ogni mio gesto diventi il vostro, cosicché l’amaro vostro destino emerga dalla vostra memoria… ohhhhhhhhhhhhhh quanti scheletri gente!!!!!!!!! La piazza gremita rimane senza parole… il mio scheletro me lo porto dietro, ormai è di pubblico dominio… il vostro ben sopito emerge di prepotenza… ohhhhhhh è scomparsa l’apparenza adesso… come siamo uguali senza maschera, un pugno di peccatori… ma io sono figlia del diavolo, ormai non mi fa più paura il peccato… ma guardatevi come tremate… fate ridere… si fate proprio ridere… come è bello sciorinare fiato sulla carne di un altro… divertente quasi vero??? Poco diverte se si diventa protagonisti di questo gioco subdolo… Perché indietreggiate?? Avete paura del buio?? Poveri cuccioli sarà un onore e un piacere digrumare le vostre anime, le stesse che hanno calpestato la mia e venduta per trenta danari al mercato della menzogna… Che notte!!! Lo sguardo fiero e feroce si leva alto… il cielo è la vostra salvezza mentre stringo fra le mani la mia… un intreccio di canapa di fine lavorazione… adesso cerco una trave, una trave che sostenga la morte, una trave che si conficchi nei vostri occhi come Nessuno fece con Poliremo, il rimorso mangerà le vostre viscere, il dolore si propagherà nelle valli della vostra memoria fino ad uccidere il vostro respiro… l’ultima alba sarà il giorno di rinascita per l’anima che oggi consegno al diavolo… guardate la fine dondolare come un trapezista che sfida la morte… quanto silenzio ad di là del cancello dove dimorerà solo la carne mentre la mia anima rimarrà in eterno fra le pareti dei vostri pensieri a strisciare come vermi nella vostra coscienza… Dove andate??? Inutile ogni via di fuga, ormai le vostre impronte sono incise sul mio corpo, il vostro calco lo avete dato, andate pure, nessuno sfugge alla figlia del diavolo… sarete stritolati come Poliremo fece con le pecore cercando Nessuno… Ma io non sono Nessuno… chiamatemi e verrò da voi… abbiate il coraggio di dire il mio nome… Sorella Morte è il mio nome e il mio cognome ed in calce lo firmo sulle vostre braccia come tatuaggio di scelta, prede perfette voi peccatori, voi che avete sollevato polvere ed umiliato il mio cammino, quanti pecoroni ha il peccato!!!… Colano fiumi di sangue, coagula fra la bocca e la speranza, cinque dita intingo nell’inchiostro d’anima, cinque dita a tracciare vie diverse, un’unica direzione l’inferno… tanti lo dipinsero, tanti lo cantarono ma viverlo è un’altra cosa, l’asfalto si frantuma sotto il peso dell’incongruenza, solitaria la parola naviga nell’acheronte… fiume dei dannati, sorgente di vita per chi subisce i morsi del male… e un sorriso spettinato s’apre sul viso intagliato da profonde ferite… non ci saranno salite ma solo discese per chi si è innalzato sul mondo del giudizio credendo di poter giudicare e scoprendo adesso le piaghe del peccato…
Postato da rocrisa
alle ore
12:20
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domenica, ottobre 18, 2009
Guido contromano fra i pensieri e muore lento il giorno di ieri con cura piego le stanche ore e mi scopro vergine al dolore d’elemosina cadono lacrime sul viso senza verdi rime il silenzio imbavaglia le lunghe giornate e sorride freddo alle emozioni mai nate danza l’anima in amara solitudine dentro un bicchiere di inquietudine mentre si perde nel fumo di una sigaretta l’ansimare diabolico che nella vuota fretta strappa e cuce l’orlo lacero della vita e ridisegna il cammino in aspra salita miro l’orizzonte lontano traguardo ad aspergere di forza questo sguardo la pazienza frantumerà questa gabbia sarà come bandiera un urlo di rabbia libero volerà alto nel cielo il respiro aperte le ali sempre più in alto viro vaghezza e passione le armi fedeli a ricamare un domani senza veli il rumore di ogni densa poesia sarà battito del cuore e così sia. 
Postato da rocrisa
alle ore
18:46
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sabato, ottobre 17, 2009
Breve è [Quasi tono dissonante] Cosi osservo stupita [sequenze d'ore inutili] E' già passato tanto tempo [l'attonito mio sgomento] Adesso,carezza di neve Perchè tu niente più sai dell'amore Cosi non ci sono Soltanto tu a vibrare Ti maledico prima che l'ultimo -La solitudine- peregrina e penitente Ora e per sempre
Un vento gelido
mi penetra le ossa
come fosse soffio
scheggiato d'ombre e fumo
a muoversi silente
in soffuse intermittenze
li dove l'anima
s'allaccia solo al vuoto
quell'anomalia,profusa:
-di brivido fugace-
che s'innalza dal cangiante brusio
nel buio profondo
a svoparare nel cimitero
dei sogni perduti
per far festa a fotogrammi
sbiaditi di ricordi
il lume della luna
sgranare in estroflesse proiezioni
-un filo d'estasi-
allo zenith del cielo notturno
distese tra nuvole in fiore
a fermentare
-multiple astenie-
di lacrime cadenti
eppure lo stanco mio spirito
ancor canta al ritmo straziato
di cenere aspersa
su una quiete precaria
Li dove il nero incurva
- informe:
l'alfa e l'omega
dell'immensità
non sfiatarmi sul viso
il tuo lezzo di tomba
ma vai via di qua
col tuo mesto sentore
screziato di sangue e sudore
perchè tu niente più sai del dolore
nè in quale tempo mi vissero
durante l'intera stagione
della mia vita
abbastanza stelle
stanotte per vestire
questo spazio
di seta e di morte
come stonato violino
per sottrarmi la pace
dal cuore
spinosa rosa del tormento
tu sei la delirante paura
in cui avvolgermi
raggio di luce
si spenga in mezzo
a un murmure di cupi colori
che il destino mi ha serbato
in dono e che mi porta a cercare
sulle rive del nulla
la vera essenza di me stessa
- figlia dell'inferno-
costretta a vagare indomita
per valli desolate
senza storia ... senza nome
Carolina Parrilla
ispirazione da un'immagine di Guido Zuffetti
Postato da sognodiluce
alle ore
15:21
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venerdì, ottobre 16, 2009
Come spaventapasseri i pensieri tracciano confini per avvoltoi di lacrime i semi di speranza irrorano solchi fertile di terra, polvere i ricordi volano come rondini in Autunno senza meta viaggiano nella tela azzurra di Dio rincorrono face divina mentre il respiro in giogo rimane negli astrusi sentieri d’uomo ove giace il presente. Parole in fila indiana son sedute su panchina di ruggine ogni sguardo è una freccia di veleno a colpire l’anima, errante la pace vola in cerchio. Il domani è una nuvola in tempesta a liquefare il cammino stanco cerco riposo nel tronco di un faggio in un campo seminato di girasoli, gelida soffia aria di fine a frantumare fragili cristalli ove il futuro sarà pallida illusione scomposta da pioggia acida, lapide solo bandiera nivea di resa rose profumate di vita a ricordo s’adagiano come false bugie danzano su versi ipocriti a sfoderare metrica d’esistere
Postato da rocrisa
alle ore
12:43
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